Lo stile di vita moderno vede l’uomo avvezzo al consumo di bevande alcoliche e superalcoliche anche all’interno di una regolare routine giornaliera. Spesso si sentono argomentazioni varie e fantasiose quasi a discolpa di questo “vizietto”: facciamo, invece, un po’ di chiarezza oggettiva, proviamo a ragionare “in termini fisiologici”.

Con il termine “alcolici” si intendono tutte quelle bevande che contengono alcol etilico (etanolo), come ad esempio vino, birra e superalcolici. La loro produzione avviene principalmente attraverso la fermentazione o la distillazione degli zuccheri presenti nella frutta, nei cereali o nei tuberi. L’alcol è una sostanza farmacologicamente attiva, che può avere effetti euforizzanti, disinibitori, stimolanti o calmanti a seconda della dose e della sensibilità del soggetto che lo assume e può essere dannoso per l’organismo se consumato in eccesso.

Le bevande alcoliche sono composte principalmente da acqua e alcol etilico, ma contengono anche altre sostanze, come aromi, coloranti e antiossidanti che conferiscono loro note che le caratterizzano e le differenziano tra loro. L’alcol etilico viene prodotto dalla fermentazione degli zuccheri da parte di lieviti; il vino deriva dalla fermentazione dell’uva; la birra deriva dalla fermentazione dei cereali; i superalcolici si ottengono spesso tramite distillazione dei prodotti della fermentazione.

Gli alcolici sono definiti “a bassa gradazione”, se contengono una percentuale di alcol al di sotto di 21% vol (come birra e vino) e “superalcolici”, se contengono una percentuale di alcol al di sopra di 21%vol (whisky, rum, vodka,…).

Cosa succede quando assumiamo alcolici?

L’etanolo fornisce un certo numero di calorie che si sommano a quelle assunte con i cibi ma che non forniscono alcun beneficio nutrizionale e sono, pertanto, catalogate come “calorie vuote”. Durante i processi di smaltimento, il corpo dà la priorità al metabolismo dell’alcol, inibendo temporaneamente  quello dei grassi, il che può rallentare il processo di smaltimento del cibo assunto.

Il fegato, inoltre, nel tentativo di smaltire l’alcol, può convertire l’eccesso di energia presente in circolo in materiale di riserva, cioè adipe (grasso).

Gli alcolici inoltre, possono stimolare l’appetito, spingendo a mangiare più del necessario. I ricercatori del Francis Crick Institute (Londra) sono arrivati a dimostrare quanto appena detto somministrando per tre giorni a dei topi dosi di vino corrispondenti al quantitativo di una bottiglia e mezzo di vino. Come conseguenza, gli animali hanno aumentato la richiesta di cibo. I ricercatori non si sono limitati all’osservazione, ma hanno motivato il riscontro: l’etanolo si è confermato in grado di stimolare il senso del gusto, agendo sui neuroni oressigeni Agrp (che stimolano la fame) in maniera superiore alla norma. I neuroni oressigeni sono cellule nervose, principalmente localizzate nell’ipotalamo, che stimolano l’appetito e la ricerca di cibo. Sono attivati da segnali di fame come la grelina e inibiti da segnali di sazietà come la leptina e l’insulina. La loro funzione principale è promuovere l’assunzione di alimenti e sono parte di una complessa rete che regola il ciclo fame-sazietà.  La conferma è giunta dal secondo passaggio dell’esperimento, consistente nella somministrazione di un farmaco che ha annullato i segnali inviati dai neuroni dell’appetito. Risultato? I neuroni sono tornati a consumare quantità di cibo nella norma. Nessun eccesso, nessun improvviso desiderio nascente dalla gola.

Secondo i ricercatori, capire come l’alcol cambia il corpo e il nostro comportamento potrebbe essere utile nel gestire l’obesità, e chi beve dovrebbe sapere che è a maggior rischio di abbuffarsi quando beve. Quanto finora accennato conferma in maniera scientifica che le molecole di alcol etilico influenzano sostanze come la grelina, coinvolte nei meccanismi di controllo del senso di sazietà. Dopo aver assunto alcol, l’uomo è portato a ingurgitare (quindi non semplicemente a mangiare!) alimenti ricchi in carboidrati e/o di scarsa qualità, quali snack, dolci e salati, panini, pasta e pizza e questo spiega perché molte persone mangiano di più quando bevono, senza reale controllo di qualità e quantità.

Affrontiamo adesso l’argomento “il peso dell’alcol”:  l’alcol è una sostanza calorica che apporta 7 chilocalorie per grammo.

Se facciamo due conti scopriamo che un bicchiere medio di qualunque bevanda alcolica (che contiene circa 12 grammi di alcol) apporta una componente non indifferente all’introito calorico giornaliero. Un semplice bicchiere ai pasti (a pranzo e a cena) determina l’introduzione di oltre 5.400 chilocalorie (al mese) che possono spingersi ben oltre a seconda delle circostanze e, in alcuni casi, si possono raggiungere e superare le circa 7.000 chilocalorie. A cosa corrispondono queste calorie assunte, come si traducono in termini semplici? 1 kg di peso corporeo in più, 1kg di adipe, se queste calorie non vengono smaltite con adeguato esercizio fisico.

Quello tra dieta e bevande alcoliche resta comunque un binomio possibile: l’importante è coniugarli con parsimonia rispettando le dosi consigliate, non solo per tenere sotto controllo il peso, ma anche per non rischiare di rallentare il metabolismo.

Evita i superalcolici e se decidi di bere, preferisci opzioni a basso contenuto calorico come il vino (con moderazione) o la birra, ma sempre limitando la frequenza.

Chi segue una dieta sana ed equilibrata può tranquillamente concedersi un bicchiere (da 125 ml) di vino rosso ma certo non tutti i giorni. Rispetto al bianco, è preferibile il rosso perché contiene una maggiore quantità di polifenoli (antiossidanti naturali) tra cui il resveratrolo, contenuto nella buccia degli acini d’uva. Esso è presente soprattutto nei vini rossi di collina conservati in botte e piuttosto invecchiati; meno nei rossi giovani e nei bianchi. Al resveratrolo sono state attribuite diverse virtù tra cui un’azione anti-tumorale, protezione cardiovascolare e protettiva dalle malattie neurologiche degenerative: bere il vino in dosi limitate fa, quindi, bene alla salute ma superarle può far aumentare il peso e causare gravi danni, soprattutto al fegato, al pancreas, al sistema nervoso e cardiaco. E’ sconsigliato bere vino in gravidanza e allattamento, durante l’infanzia e l’adolescenza, se si è affetti da patologie epatiche, pancreatiche e gastrointestinali.

La birra è una bevanda ricca di vitamine e sali minerali, ma essendo alcolica è anche calorica. Il grado alcolico (e quindi le calorie) di una birra dipende dal malto d’orzo che viene miscelato con l’acqua: maggiore è il contenuto di malto, più elevata sarà la gradazione alcolica.

Oltre all’alcol, questa bevanda contiene diverse sostanze preziose provenienti dal luppolo, dal lievito e dal malto come, ad esempio, il potassio, il silicio (sostanza utile per la salute del tessuto connettivo, delle unghie e dei capelli) e vitamine del gruppo B (tra cui l’acido folico) e riduce la presenza dell’omocisteina, una sostanza coinvolta nella comparsa di problemi cardiaci. Certo è che non possiamo annoverare la birra tra gli integratori sia per la sua presenza di alcol sia per tutti gli argomenti che abbiamo appena trattato.

 

Analizzando quanto detto e valutando benefici e rischi, possiamo dedurre che il consumo di alcol non deve essere necessariamente escluso dalle nostre abitudini ma ne dobbiamo considerare la qualità e la frequenza del consumo stesso: la moderazione e la scelta consapevole sono sempre la chiave più giusta!